
Lungi da me credere che il Partito Democratico sia la risoluzione di tutti i nostri problemi, eppure ritengo che sia necessario anche essere in grado di chiamare le cose con il loro nome. Chiaramente, come sottolineato dalla Sinistra Arcobaleno e dalle frasi di Berlusconi che ci ricordano tanto la nostra infanzia: (“MA MI COPIAAAAAAAA”), ci sono notevoli somiglianze tra i due programmi. Io però vorrei soffermarmi sulle differenze.
Il PD si propone di controllare la spesa pubblica, la spesa primaria corrente è aumentata negli anni di governo della destra, mentre il governo Prodi ha risanato i conti pubblici, come ha dichiarato oggi Almunia, commissario Ue degli Affari economici. “Spendere meglio, spendere meno” dunque. Berlusconi, invece, sostiene di avere «consapevolezza della situazione difficile, italiana e internazionale. Speriamo - aggiunge - che non peggiori sotto l'influsso dell'economia americana. Appena avremo responsabilità di governo vedremo qual è lo stato conti pubblici, anche perché si è parlato di un tesoretto che non esiste». Speriamo??? Tutti gli analisti concordano sul fatto che l’influsso dell’economia americana non è un venticello passeggero ma qualcosa di molto più serio. “Appena avremo responsabilità di governo”? Una sensazione di déjà vu mi stritola le budella, mi ricordo della corsa al voto, nessun governo tecnico per cambiare la legge elettorale definita “porcata” dal suo creatore, e ancora: “alla fine della campagna elettorale farò ancora il contratto con gli italiani”, ha ripetuto oggi Berlusconi. Stiamo parlando di programmi elettorali o di “specchietti per le allodole”, per citare lo stesso Cavaliere, per strappare qualche voto ingenuo e arrivare facilmente al potere?
“Il pagare meno, pagare tutti” del PD, ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e autonomi che pagano troppo, non ha niente a che vedere con la riduzione della pressione fiscale attraverso «l'abolizione immediata dell'Ici sulla prima casa, premi e incentivi legati agli incrementi della produttività, una graduale detassazione delle tredicesime e degli straordinari» prevista da Berlusconi. Non sapevo che l’Italia avesse vinto una lotteria. Berlusconi, come il suo collega Rajoy sta facendo in Spagna, fa leva su uno scontento della classe media visualizzabile in una sola parola: tasse. Un amico mi ha recentemente mosso un’obiezione: “Ma il PDL abbasserà le tasse, dunque io lo voto”. E abolirà l’ICI, aggiungo io. Allora fai bene a votarlo. Quasi quasi lo voto anch’io, dai.
Berlusconi promette una detassazione senza precedenti, dopo aver già sostenuto che la lotta all’evasione fiscale frena i consumi. Saremo tutti esentati dalle tasse, prima o poi? E chi pagherà la sanità, l’istruzione, i servizi? Berlusconi non parla di ridurre i costi della politica, di alleggerire il sistema burocratico, di ridurre gli sprechi, non fa altro che promettere riduzioni, immemore del fatto che l’ultimo quinquennio che gli italiani gli hanno affidato ha creato quasi sette milioni di nuovi poveri.
Andiamo avanti: il nono punto del PD è «la lotta alla precarietà, la qualità del lavoro e la sua sicurezza». Per Veltroni «la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale della persona umana, che non può essere comprato e venduto a nessun prezzo». E questo immagino valga per tutti gli italiani, 1000 morti all’anno sul lavoro sono un insulto a una società industriale, sono un insulto ai valori dei quali andiamo fieri e che ci permettiamo di voler esportare. Quanto ai giovani precari, il PD propone una retribuzione minima di 1.000 euro mensili.
Il PDL, dal canto suo. prevede «un periodo di no tax assoluto per giovani che iniziano nuove attività imprenditoriali», lasciando nel silenzio la grande problematica del mercato del lavoro. Non ho la presunzione di ritenere che gli imprenditori non abbiano diritti, anzi, e non mi sembra che il PD chiuda gli occhi dinnanzi alla categoria, come ha dimostrato la grande polemica scatenata da Bertinotti sulla candidatura di Matteo Colanino. Ma ignorare il problema della precarietà, della qualità del lavoro e della sicurezza è un peccato imperdonabile.
Sorvoliamo la solita frase a effetto di Berlusconi sul nucleare, che va a braccetto con l’abolizione dell’Ici: sono le esternazioni che rendono il Cavaliere un personaggio simpatico e gradevole persino ai suoi “nemici”.
Giustizia e legalità. Ricordando le parole di Napolitano, Veltroni dice «che da troppi anni c'è uno scontro nel Paese sulla giustizia e tra politica e magistratura. Proporremo norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica. Nel nostro ordinamento inseriremo il principio della non candidabilità in Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi connessi alla mafia, camorra e criminalità organizzata o per corruzione o concussione». Il Cavaliere si pronuncia invece per sostenere che «ci deve essere l’esclusione degli sconti di pena per chi è recidivo e chi ha commesso reati di particolare allarme sociale».
Ieri l’Italia dei Valori ha annunciato ufficialmente che nelle loro liste non ci saranno candidati condannati in via definitiva. La proposta del PD è sulla stessa linea. Bondi la settimana scorsa aveva dichiarato lo stesso per quanto riguarda la destra, ooops, scusate, il “centrodestra”, escludendo i processi di “chiara origine politica”, precisazione già di suo di difficile interpretazione.
Tra detassazione, nucleare e un’ondata di CPT, sembra che il “popolo delle libertà” si sia dimenticato che gli italiani sono stufi di vedere il loro paese spremuto da una mandria di delinquenti.
Se in pochi giorni il PDL si è dimenticato della sua mezza promessa, non vedo come possa mantenere la sua credibilità, anche solo di facciata, fino al 13 aprile.
Basta.